LE PERSONE COMPRANO RELAZIONI

LE PERSONE COMPRANO RELAZIONI

 

 “Le persone non comprano prodotti e servizi, ma relazioni, storie e magia”

Seth Godin

 

 

 

L’altro giorno sono stata contattata da una persona che voleva propormi l’ennesimo servizio di turno.

Dopo i soliti convenevoli di plastica e privi di cuore, ha iniziato il suo spiegone tecnico di cui ho seguito con attenzione le prime due parole.

No, niente”, il resto non lo ricordo. Giuro.

Puoi immaginare come sia andata finire la storia.

Ma il punto è un altro.

Nel 2022 non puoi comunicare con un essere umano in questa maniera, nemmeno in un contesto professionale. Cioè non puoi vomitare addosso una serie di informazioni tecniche più o meno utili senza sapere CON CHI stai parlando. Queste sono le basi.

Ormai siamo talmente abituati a padroneggiare le competenze tecniche in ogni settore della vita che abbiamo perso di vista la parte più importante della vita stessa: la relazione con noi stessi e con gli altri.

Questo è l’errore che ha commesso l’altro giorno chi pretendeva la mia attenzione, intrattenendomi con noiosi tecnicismi.

Allora, facciamoci qualche domanda.

 

La relazione interna e la relazione esterna

 

La relazione con l’altro è importante, ma non meno della relazione con te stesso. 

  • Pensi mai durante il giorno al tuo film mentale? Cosa dici a te stesso? I tuoi pensieri ti nutrono o ti intossicano? Conosci e “lavori” le tue emozioni, così da creare una colonna sonora degna di un film da Oscar?
  • E la tua comunicazione esterna? Che rapporto hai con i tuoi collaboratori e con i tuoi clienti? Riesci a instaurare legami emozionali duraturi? Sei in grado di sentire cosa essi provano? Alleni quotidianamente la tua intelligenza emotiva, proprio come fosse un muscolo?

Queste sono alcune riflessioni che dovresti fare se vuoi davvero migliorare come professionista.

Credimi, i tecnicismi con c’entrano niente.

I tuoi clienti (come i tuoi collaboratori) non hanno bisogno di uno spiegone tecnico che annoi la loro mente; hanno bisogno di una relazione emozionale che seduca il loro cuore.

Questo devi stampartelo bene in testa.

Probabilmente hai sempre pensato che la tua competenza tecnica ti farà raggiungere grandi risultati. Io ti dico che sarà la tua capacità di relazione (con te stesso e con gli altri) a portarti al successo.

Che poi il concetto di successo è davvero soggettivo. Ma questo è un altro discorso.

Questo vuole essere un elogio a un Nuovo Umanesimo, necessario per il mondo professionale quanto il sole lo è per le piante.

Va molto di moda parlare delle soft skill. Tuttavia, invece di riempirci la bocca di espressioni inglesi che ci danno la parvenza dei essere dei fighi, iniziamo a  METTERE IN PRATICA.

Da dove partire? Per riassumere:

  • diventa consapevole del tuo dialogo interno
  • impara a gestire la tua vocina interiore
  • riconosci e accogli le tue emozioni
  • allena la tua sensibilità a capire gli altri
  • lavora su te stesso per migliorare le tue relazioni
  • impara a comunicare in maniera UMANA
  • PRATICA tanto 

Quando fai questo, puoi dire di possedere qualche abilità trasversale.

Dedica tempo ed energie alla tua crescita personale, oltre che professionale. Ci vuole impegno. Del resto, se fosse facile essere a posto con se stessi e con gli altri, ci sarebbero meno nevrosi in giro.

Un consiglio spassionato: scegli di lavorare su di te. È l’investimento più proficuo che puoi fare.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. A proposito di successo, per me significa tre cose: conoscere se stessi, trovare il proprio dono, donarlo agli altri attraverso il proprio lavoro. Il resto sono strati di cazzate che ci cuciamo addosso.

 

 

Vuoi scaricare la Guida in PDF?

Trovi validi suggerimenti per affrontare al meglio questo imminente cambiamento epocale.

Chiara Pierobon

Amo pensarmi come una scultrice mentale.
Con lo scalpello della consapevolezza, lavoro sugli strati di condizionamenti e di maschere per far affiorare la bellezza nascosta delle persone.
Mi occupo di FormAzione e progetto percorsi di Allenamento Mentale per Professionisti illuminati.

chiara.pierobon@ilmetodor.it
www.ilmetodor.it

L’OROLOGIO DELLO STRESS

L’OROLOGIO DELLO STRESS

 

 “Gli  orologi facevano tic e tac; quelli di oggi fanno stress e relax, stress e relax”

Stefano Bartezzaghi

 

 

 

Viviamo le giornate come scimmie impazzite, saltando da un impegno all’altro mentre la vita passa senza curasi di noi e delle nostre nevrosi.

Poi nel frattempo, nello stesso universo, ci sono i corsi sulla gestione dello stress. Un argomento molto gettonato dai guru del momento.

Ma come si fa a vivere senza stress? Per alcuni lo stress è un doping: permette di essere più performanti. Peccato che poi si ritrovino esauriti per eccesso di cortisolo e lì iniziano i problemi. Ma questa è un’altra storia.

 

L’orologio dello stress

 

Molti quando lavorano lo fanno davvero, senza rispettare i ritmi fisiologici che la biologia impone. Poi quando riposano (poche occasioni in verità), mollano i remi in barca e si lasciano andare alla deriva del dolce far niente. 

Iperattività e pigrizia. La solita dinamica del “tutto o niente”, che impedisce di trovare un buon equilibrio in ogni ambito della vita.

La questione però non è recuperare le forze per l’energia profusa in un determinato momento (o durante tutto l’anno), quanto piuttosto trovare un saggio equilibrio tra attività e passività ogni giorno. E qui la faccenda si complica.

In molti parlano di gestione dello stress; è un tema classico.

Ma pochi si soffermano sull’importanza di prevenirlo. E qui sta il punto.

Se vuoi gestire la tua vita, devi saper gestire le tue emozioni, stress compreso.

 

La carrozza 

 

C’è una bellissima metafora che spiega il funzionamento dell’essere umano, forse ne avrai sentito parlare.

Un filosofo armeno, Gurdjieff, parlando dell’uomo inconsapevole condizionato dalle forze esterne, lo paragona a una carrozza trainata da cavalli.

La carrozza rappresenta il corpo fisico, i cavalli sono le emozioni e il cocchiere è la mente. Mentre il passeggero (ovvero colui che è trasportato) è la coscienza.

Cosa succede quando il passeggero non è vigile e la mente decide la strada e la direzione da prendere? E cosa succede quando la mente è confusa e non sapendo dove andare si lascia trasportare dalle emozioni?

Ecco, è quello che succede quando vivi da stressato.

Corri come un criceto impazzito cercando di far fronte ai mille impegni.

Praticamente, metti il pilota automatico delle false emergenze e ti consumi lentamente correndo appresso alla vita.

La sfida che ti lancio oggi è quella di iniziare a lavorare (e a vivere) in maniera diversa.

Lo so che spesso i ritmi sono incalzanti, lo sono per tutti.

Ma devi imparare a guidarla tu la carrozza e a fermarla quando vuoi. Anche solo cinque minuti, anche solo con il pensiero. Ne sei capace?

Calma la tua mente e le tue emozioni si calmeranno. Vivi in presenza e il tempo si dilaterà.

Ecco, questa è la vera gestione dello stress.

Buon lavoro.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Riassumendo: vivi in presenza, calma la mente e sii consapevole delle tue emozioni. Fai queste tre cose e dimmi se sei ancora stressato.

 

 

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Chiara Pierobon

Amo pensarmi come una scultrice mentale.
Con lo scalpello della consapevolezza, lavoro sugli strati di condizionamenti e di maschere per far affiorare la bellezza nascosta delle persone.
Mi occupo di FormAzione e progetto percorsi di Allenamento Mentale per Professionisti illuminati.

chiara.pierobon@ilmetodor.it
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IRONIA PORTAMI VIA

IRONIA PORTAMI VIA

 

 “L’ironia è come gli scacchi. C’è chi vede solo il bianco e nero e chi capisce il gioco”.

 

 

 

Se al mondo non esistesse l’ironico, bisognerebbe inventarlo.

Nel bel mezzo di qualsiasi evento tragico, l’ironico-a-tutti-i-costi si ingegna a  trasformare un disagio in un palcoscenico nel quale inscenare commedie di stile goliardico. Niente sembra ammazzarlo.

Mi ricorda da vicino l’Italiano medio. 

Perfino la tragica quanto imbarazzante situazione politica che lo circonda continua a ispirare in lui quel sarcasmo tipico di chi sa che sta per morire, ma vuole farlo in piedi e prendendosi gioco della morte.

Chapeau! 

L’ironia però è come il vino rosso: a piccole dosi è un toccasana per cuore e mente, ma a dosi elevate diventa un veleno.

 

Ironia: una via di fuga

 

Quali sono le conseguenze di questa modalità marcatamente ironica di affrontare la vita?

Molte persone non sono in grado di gestire problemi e vissuti emotivi, perché troppo intensi per la loro sensibilità.

L’ironia, in questi casi, li salva.

L’atteggiamento “meglio riderci sopra” nasconde in realtà un tratto tipico di una personalità che ha paura di affrontare ciò che viene ritenuto inaffrontabile.

Quando un problema appare davvero grande e insormontabile, l’ironia aiuta a smorzarne i toni e a ridimensionarlo.

E questo può essere un bene quanto un male.

Se da un lato permette alla mente di non collassare sotto il terrore della negatività, dall’altro può impedire un’analisi lucida e profonda del problema in questione.

E il tipo di approccio risulta superficiale.

Questo non consente una vera crescita dell’individuo (e di conseguenza dello spirito della nazione), il quale resta un adolescente incapace di prendere parte alla tragedia e, come un attore calato nella parte, produrre  così un’azione efficace che risolva e chiuda l’atto finale.

Non amo particolarmente le tragedie.

Ma saperle vivere in maniera cosciente è quello che permette di apprezzare in maniera profonda anche le commedie.

Esiste un una folla intera di questo tipo di personalità.

Il suo tratto caratteristico è una grande sensibilità alla relazione umana che, unita all’ironia, fa di questa tipologia di persona una vera e propria benedizione nei momenti difficili. Ma deve imparare ad affrontare la parte spiacevole della vita (dalla quale fugge in continuazione), per confrontarsi e per crescere proprio grazie alle difficoltà.

“Nessun albero può crescere fino al paradiso se le sue radici non scendono fino all’inferno” diceva Jung.

Non mi stancherò mai di insegnare alle persone a scendere nel loro inferno personale. È l’unica via per accedere al paradiso.

Da questo passaggio può nascere un’ironia vera, frutto dell’abilità di orientare la mente alla soluzione e alla leggerezza e non figlia di una fuga inconsapevole.

E questa è una differenza abissale.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Il troppo storpia. Vale anche per l’ironia.

 

 

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Chiara Pierobon

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NESSUN UOMO È UN’ISOLA

NESSUN UOMO È UN’ISOLA

 

 “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.

John Donne

 

 

Per alcuni è facile, per altri complicato. Sta di fatto che lavorare in squadra fa crescere tantissimo, soprattutto sulle dinamiche personali.

Spesso un insieme di colleghi non è una squadra. 

Non è che manchi la visione comune, quella magari c’è ed è il motore trainante del gruppo. Quello che manca è la comprensione profonda dell’aspetto umano dei componenti della squadra.

Persone messe insieme da un obiettivo professionale, ma che non conoscono niente dei rispettivi mondi interiori. Questo non è sano.

Che il problema del pianeta terra sia il fraintendimento globale, l’ho già detto più volte.

Una Torre di Babele silenziosa e nascosta che rischia di mantenere il genere umano in uno stato di ignoranza umanistica perenne.

 

I rapporti umani e la legge dello specchio

 

Non so se lo sai, ma tutte le relazioni che intratteniamo sono per noi una scuola quotidiana.

Jung, grande studioso della psiche umana, era solito dire che attraverso l’altro noi conosciamo e saniamo noi stessi.

In che senso?

Quando non andiamo d’accordo con qualcuno è comodo proiettare all’esterno il nostro disagio e pensare che sia uno stronzo. Ma questo non corrisponde alla realtà dei fatti.

Meno comodo (ma più utile) è guardare con onestà il fastidio che l’atteggiamento di qualcuno produce in noi: lì si nasconde un’informazione importante che ci riguarda da vicino.

Le re-azioni che abbiamo di fronte a qualche comportamento parlano di noi, non degli altri. Se abbiamo il coraggio di analizzare con cura le nostre reazioni invece di giudicare qualcun altro avremmo la possibilità di crescere tantissimo in termini di maturità interiore.

Questa dinamica è conosciuta come legge dello specchio: attraverso gli altri, conosciamo noi stessi.

 

Lavorare in squadra

 

È molto più facile lavorare da solo (almeno per me), ma è molto più fruttuoso lavorare in squadra. A una condizione: che ci sia un impegno da parte di tutti a conoscere l’altro da vicino.

Non possiamo pretendere dagli altri comportamenti che avremmo noi. Siamo diversi, sia come attitudini interiori, sia come vissuto.

La potenza della squadra è proprio quella di mettere insieme esseri umani DIVERSI che si arricchiscano l’un l’altro e che si rispettino profondamente nei loro modi differenti di interpretare la vita e il lavoro.

Nei miei interventi formativi, ho visto crescere una comprensione profonda delle dinamiche di squadra. Il team building (che va molto di moda) non si può ridurre a un incontro condito con gioco, entusiasmo ed enfasi. Il team building è un lavoro di consapevolezza che si fa insieme ai membri della squadra ed è frutto di impegno e di apertura mentale.

Non ci accontentiamo più della superficialità con la quale si affrontano tematiche importanti, come quella delle relazioni umane in ambito professionale. Vogliamo un approccio diverso.

Ogni professionista è prima di tutto un essere umano.

Impegniamoci a conoscere l’essere umano prima del professionista. 

I risultati (anche di squadra) saranno una logica e piacevole conseguenza.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Come dice un proverbio cinese, l’inizio di ogni saggezza consiste nel perdonare agli altri il fatto di essere diversi da noi. Impariamo a fare della diversità una ricchezza. Qui trovi quello che faccio io con la squadra.

 

 

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TRA STIMOLO E REAZIONE C’È UNO SPAZIO

TRA STIMOLO E REAZIONE C’È UNO SPAZIO

 

 

 “Tra stimolo e reazione c’è uno spazio. In quello spazio ciecherei il potere di decidere la nostra risposta. Nella risposta giacciono la nostra crescita e la nostra LIBERTÀ”

Viktor Frankl

 

 

Mi è sempre piaciuto studiare la testa delle persone. Lo facevo fin da piccola, senza nessuno strumento a mia disposizione, solo con quella curiosità che aveva il potere di penetrare il mistero più fitto.

Negli anni ho continuato ad approfondire e mi sono data alcune risposte. Altre sono ancora in attesa. Questa è la vita di noi ricercatori.

Come funziona l’essere umano? 

Domanda a cui è difficile dare una risposta definitiva. Mi sono tuttavia divertita in questi 18 anni a studiare e a sperimentare. Ecco quello che ne è venuto fuori. Almeno una parte: quella che descrive la meccanicità dell’essere umano.

 

La differenza tra AZIONE e RE-AZIONE

 

Pensiamo di essere liberi di scegliere, ma non è sempre così. Molto spesso reagiamo a input esterni o a meccanismi interni.

Ognuno di noi è dotato di un programma biologico di sopravvivenza che lo fa re-agire di fronte a un pericolo di morte (o di presunta morte).

Il programma di sopravvivenza (uso il termine “programma” per farti capire che si tratta di qualcosa che ci fa funzionare proprio come un software) è così forte da mandare in tilt completamente l’aspetto razionale.

Ed è giusto che sia così quando ti trovi davanti a un pericolo reale e concreto.

Ti faccio un esempio.

Sei alla guida e, improvvisamente, un ciclista ti taglia la strada noncurante che tu stai arrivando da dietro.

Che fai? Ti metti a pensare sul da farsi, ipotizzi due o tre soluzioni e poi scegli di conseguenza?

Certo che no!

Re-agisci inchiodando la macchina subito.

Questo istinto ti salva la vita, a te e all’incauto ciclista.

Tuttavia questo “programma” si attiva autonomamente anche quando non dovrebbe attivarsi o quando tu non lo vorresti.

Può succedere di fronte a qualcosa che ti spaventa (è la prima normale reazione), ma poi si dovrebbe instaurare una sorta di centratura che ti fa riprendere il timone della barca.

Le stesse paure del mondo là fuori, sono presenti anche dentro di noi.

Ognuno ha le sue ferite e i suoi meccanismi di difesa. 

Quante volte re-agiamo a qualcosa che ci viene detto e perdiamo il controllo totale delle nostre emozioni?

Prassi quotidiana.

“Tra stimolo e reazione c’è uno spazio. In quello spazio c’è il potere di decidere la nostra risposta. Nella nostra risposta giacciono la nostra crescita e la nostra LIBERTÀ”

Ecco, lavorare su quella risposta a uno stimolo (interno o esterno che sia) è la cosa più importante che tu possa fare nella vita.

Lo scopo è quello di raggiungere uno stato di centratura tale da essere in grado di trasformare qualsiasi re-azione in un’azione scelta e voluta.

Più lavori interiormente e più divieni libero. Non da qualcuno là fuori, ma dai tuoi meccanismi là dentro.

Allenare il loro corpo non basta. Bisogna allenare anche la mente.

Buon lavoro.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Scegliere la libertà di azione vuol dire non sottostare alla schiavitù della re-azione. Messa così la questione è piuttosto chiara.

 

 

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Chiara Pierobon

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