LE VETTE INTERIORI

LE VETTE INTERIORI

 

“Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono.

William Blake

 

 

 

Per camminare in montagna ti servono:

  • un paio di buone scarpe
  • abbigliamento tecnico: traspirante d’estate, caldo ma leggero d’inverno
  • uno zaino
  • una borraccia
  • una torcia
  • un po’ di frutta secca e di cioccolato
  • una bussola
  • un parapioggia
  • un kit medico essenziale
  • una cartina se sei un tipo old style
  • il telefono con un’applicazione di sentieri di montagna se sei un amante della tecnologia

Per escursioni più “estreme” (ferrate o arrampicate):

  • caschetto
  • imbrago
  • corda
  • mollettoni
  • piccozza e ramponi (d’inverno)

Forse non hai mai fatto trekking, preferisci la pigrizia del mare. 

Forse l’hai fatto solo qualche volta, o forse sei un appassionato come me.

In fondo al nostro cuore però siamo tutti un po’ esperti di trekking: la vita è come una montagna da conquistare.

Le montagne non sono tutte uguali, alcune sono più docili e meno impegnative, altre sono più impervie e seduttive.

La facilità di ascesa è inversamente proporzionale alla bellezza del panorama che la vetta ti permetterà di ammirare. Normale che sia così, mica uno scala l’Everest per godersi un paesaggio banale.

La stessa cosa succede nella vita.

Più impegnative sono le vette che vuoi raggiungere, più sarà gratificante il tuo paesaggio interiore.

Ecco cosa ti serve per scalare la tua cima:

  • un giusto atteggiamento: è la base della tua stabilità. Ti aiuta a non perderti d’animo quando incontri difficoltà 
  • pensieri su misura: ambiziosi quando devi porti un traguardo, umili quando lo raggiungi
  • un cervello sgombro da roba inutile: potrai riempirlo con quello che incontri durante il viaggio
  • pochi amici fedeli dai quali (o con i quali) dissetarti
  • una grande dose di fiducia: rischiara i momenti bui
  • buoni libri di cui nutrirti
  • obiettivi chiari per non perderti
  • ottimismo di fondo per quando piove
  • consapevolezza per sanare le tue ferite
  • un diario di bordo su cui annotare le tue indicazioni 

Se poi la tua vetta assomiglia all’Everest, ti consiglio anche di valutare:

  • la meditazione: protegge la tua testa da pensieri inutili
  • una formazione continua (di buona qualità): arricchisce il tuo spirito
  • un allenamento mentale personalizzato
  • della pratica quotidiana (fisica e mentale)
  • grande tenacia e tanta perseveranza per continuare a salire
  • una sana capacità di stare nel disagio (per gli inverni del cuore)

Non siamo tutti dei Messner, ma tutti dobbiamo arrivare alla nostra cima.

Se non sei attrezzato per il viaggio, rischi di non arrivare o di farti male, molto male.

Da anni accompagno viaggiatori a scalare le montagne della vita. E mi assicuro sempre che siano ben equipaggiati.

Il mio è un lavoro bellissimo: ogni volta ammiro paesaggi interiori mozzafiato.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Trovare un GPS che mi permettesse di viaggiare all’interno dell’anima delle persone non è stato facile, ma alla fine ce l’ho fatta. Qui ti spiego di cosa si tratta.

 

Vuoi scaricare la Guida in PDF?

Trovi validi suggerimenti per affrontare al meglio questo imminente cambiamento epocale.

Chiara Pierobon

Amo pensarmi come una scultrice mentale.
Con lo scalpello della consapevolezza, lavoro sugli strati di condizionamenti e di maschere per far affiorare la bellezza nascosta delle persone.
Mi occupo di FormAzione e progetto percorsi di Allenamento Mentale per Professionisti illuminati.

chiara.pierobon@ilmetodor.it
www.ilmetodor.it

UN ALTRO TIPO DI DNA

UN ALTRO TIPO DI DNA

 

“Leggeva libri e scopriva storie sconosciute, leggeva persone e scopriva personalità nascoste”.

Dumitru Novac

 

 

 

Comunicare non è facile e spesso l’empatia non basta.

L’empatia ti permette di sentire cosa l’altro prova in un determinato momento, ma non ti fa capire molto del suo mondo interiore.

Con l’esperienza ho imparato che comprendere gli altri è un’arte, un’arte a cui ho dedicato gran parte della mia vita.

Leggere la persona che hai davanti ha un sacco di vantaggi. Il primo tra tutti  è quello di farti capire che tutto ha un senso, anche i comportamenti che meno ti piacciono. 

Pensieri, emozioni, modi di reagire, schemi mentali: la persona diventa per te un libro aperto.

Immagina se tu sapessi leggere le persone: che sia un collaboratore o un cliente, potresti anticipare ogni sua mossa, potresti comprenderlo a fondo. Non ti sembra meraviglioso?

Questa cosa mi fa andare fuori di testa, ancora oggi dopo tanti anni.

Conoscere a fondo i meccanismi interni degli altri ti permette di dire le parole giuste nel modo giusto, e quindi di fare breccia nel loro cuore.

Probabilmente ti starai chiedendo se esista uno strumento che ti permetta di “leggere” in maniera così dettagliata le persone.

Oggi è il tuo giorno fortunato: lo strumento c’è e la sorte ha voluto che tu lo incontrassi. 

 

Il fascino della psiche umana

 

Il funzionamento della psiche umana è una delle cose più affascinanti e complesse allo stesso tempo.

Da centinaia di anni, studiosi di tutto il modo cercano di penetrare l’arcano mondo della coscienza umana.

Che sia un approccio scientifico o un approccio più filosofico, non cambia la sostanza: la psiche umana rimane il mistero più studiato dall’uomo moderno.

Parecchi anni fa (18 per l’esattezza) fa, venni a conoscenza di un vero e proprio “codice” per leggere in maniera dettagliata l’animo umano.

Chi l’aveva ideato era un medico inglese che all’epoca si occupava principalmente di connessione mente-corpo, cioè di come la mente influisse sui sintomi corporei.

Scoprì dodici tipi di personalità di base con precise posture emotivo-mentali secondarie a costruire un’architettura perfetta: ecco il sistema per decodificare il comportamento dell’essere umano. Peccato che questa cosa sia passata inosservata agli occhi di molti ricercatori.

Ho sperimentato per anni sul campo il sistema: infallibile. Ciascun essere umano, nessuno escluso, può essere descritto in base ad esso.

 

Il DNA sottile

 

Immagina che questo codice sia una sorta di DNA sottile. Tutti condividiamo lo stesso DNA a livello corporeo, eppure siamo così differenti, siamo esseri unici. Relativamente alla nostra psiche non è diverso.

Riesci a immaginare cosa significa questo? Comprendi la potenzialità di questo strumento?

Non sto parlando di tecniche più o meno efficaci di comunicazione o di protocolli preconfezionati.

Ti sto prospettando un’altra via: comprendere in maniera chiara e precisa i meccanismi psicologici dell’altro per poter creare relazioni finalmente consapevoli.

Un unico avvertimento: lo strumento di cui ti sto parlano è molto potente e richiede da parte tua una grande responsabilità nell’utilizzo.

Se il tuo intento non è veramente puro, lascia perdere. 

Giocare col fuoco della consapevolezza è tremendamente pericoloso.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Se sei come San Tommaso e vuoi una prova empirica, scrivimi e fissa un appuntamento con me. In 33 minuti ti dirò un sacco di cose utili. La mia mail è: chiara.prierobon@ilmetodor.it

P.P.S. A chi ha l’ardore di scrivere, la consulenza la regalo io. Tanto siete in pochi ad arrivare a leggere fino in fondo. 

 

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Chiara Pierobon

Amo pensarmi come una scultrice mentale.
Con lo scalpello della consapevolezza, lavoro sugli strati di condizionamenti e di maschere per far affiorare la bellezza nascosta delle persone.
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PRATICATE GENTE, PRATICATE

PRATICATE GENTE, PRATICATE

 

“Noi siamo quello che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine”.

Aristotele

 

 

 

L’eccellenza dovrebbe essere alla base di ogni azione dell’essere umano.

Cioè, quando facciamo qualcosa, dovremmo cercare di farla nel migliore dei modi possibili, mettendoci attenzione e passione.

Ma non è così.

Molto spesso agiamo in maniera automatica e svogliata. Reagiamo a stimoli esterni, invece che agire partendo da stimoli interni.

Eppure qualcuno all’eccellenza ci arriva. Perché? Perché alcune persone raggiungono grandi traguardi e hanno un enorme successo nella loro vita?

Per esempio, come fanno i grandi campioni sportivi a guadagnare titoli mondiali e record personali?

Sport a parte, gli altri settori della vita non fanno differenza.

 

L’eccellenza si raggiunge sempre con la pratica costante di buone abitudini.

 

Se questa è la risposta e se Aristotele lo sapeva più di duemila anni fa, allora dov’è il problema?

La difficoltà sta nel fatto che l’essere umano, abituato a fare zapping dal divano di casa, non ama la PRATICA perché costa troppa fatica. Preferisce fare il pieno di teoria: è così che mette a posto la sua coscienza.

Quante perle di saggezza gettate ai porci!

Tutti vogliono avere successo, essere osannati e fare tanti soldi. Pochi si impegnano a FARE, soprattutto internamente.

Il segreto del successo? Farsi il mazzo. Possiamo girarci intorno quanto vuoi, ma alla fine la questione non cambia.

 

La pratica è la chiave

 

Se vuoi tendere all’eccellenza, al miglioramento di te stesso e del tuo modo di essere un professionista, devi concentrati sull’ideare una sana routine quotidiana, fatta di disciplina e di buone abitudini che ti permettano di migliorare giorno dopo giorno. Lo so, non è facile: ci vuole un sacco di (buona) volontà.

Ti faccio un esempio.

Decidi di voler perfezionare il tuo modo di comunicare, perché magari è il tuo punto debole, o meglio, la tua area di miglioramento. Infatti hai idee brillanti e sai come dovrebbero essere fatte le cose, ma sbagli sempre il modo in cui le dici.

Dopo aver imparato le nozioni di base (chiaramente la teoria deve essere di qualità), devi passare alla pratica e allenarti a instaurare un nuovo automatismo che ti permetta di  avere una comunicazione consapevole ed efficace.

Ogni giorno dovrai impegnarti a seguire determinate regole, come per esempio saper ascoltare l’interlocutore, osservare il suo linguaggio non verbale, essere attento ai dettagli, ecc. Tutte cose che non ti vengono spontanee.

I primi giorni sarai impacciato e la tua comunicazione non sarà sicuramente perfetta, ma ingessata e troppo impostata.

Ma con l’andare del tempo e con la pratica costante, la tua comunicazione potrà raggiungere livelli d’eccellenza.

Non esistono scorciatoie, ma solo tanto impegno profuso in maniera costante.

Lo so che ti accarezza l’idea di soluzioni facili e pronte all’uso.

È normale! A chi non piace pensare di raggiungere alte vette senza far fatica. In fondo non prendiamoci in giro, in ogni essere umano alberga un “io” pigro che tende a fare il minimo sforzo possibile.

Ma se vuoi fare della tua vita un’opera d’arte, devi uccidere con un atto cosciente quell’io pigro che tende a incollarti al divano e alla zona di comfort.

 

La vita è una palestra di perfezionamento continuo.

 

C’è chi si lamenta quando qualcosa non va, e c’è chi sfida la vita e si allena quotidianamente per diventare la miglior versione di se stesso. Questione di attitudine interiore.

Se sei un professionista, per te non è neanche più una scelta: l’eccellenza e il miglioramento personale sono diventate una necessità.

Più o meno consciamente hai scelto una professione che è uno stile di vita, un modo per continuare a migliorare te stesso in un continuo processo di raffinazione interiore.

Dovresti esserne felice: attraverso il tuo lavoro, puoi fare qualcosa di utile per te stesso e per il tuo spirito. Non è da tutti.

 

Semper Ab Intra Age

 

 

 

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LA MENTE È UN LABIRINTO

LA MENTE È UN LABIRINTO

 

“La mente è un labirinto. Il modo in cui ci avventuriamo dentro di esso ci fa capire la natura dei nostri pensieri. Il modo in cui troviamo l’uscita ci fa capire l’essenza della nostra anima”.

Luca Doveri

 

 

 

Ha osato davvero tanto.

Teseo, figlio del re di Atene, sprezzante della paura decide di affrontare il Minotauro e di ucciderlo. Questo è quello che ci racconta il Mito.

La storia di Teseo e del filo di Arianna si rivela essere molto interessante per noi cervelloni occidentali. Per farla breve Minosse, re di Creta, fa costruire un enorme labirinto nel suo palazzo di Cnosso, con lo scopo di imprigionare il terribile Minotauro, una creatura mitologica per metà uomo e per metà toro. Il Minotauro è pericoloso e insaziabile: si ciba volentieri di carne umana. 

Per vendicarsi di un torto subito (alcuni Ateniesi gli avevano ucciso il figlio), il Re di Creta esige da Atene un prezzo da pagare: sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al mostro.

Peccato (per il mostro) che uno di quei sette fanciulli sia proprio Teseo, figlio del Re di Atene Egeo.

E qui la storia diventa interessante.

Teseo, appena arriva a Creta, si innamora di Arianna, figlia del re Minosse.

Arianna, trasportata dalla passione, su suggerimento di Dedalo tradisce il padre e dona un gomitolo di lana rossa al giovane, con lo scopo di guidarlo fuori dal labirinto, una volta uccisa la bestia (Dedalo è l’architetto che aveva ideato il labirinto).

Non ti racconto i dettagli della storia, vattela a leggere per intero se sei curioso di conoscerne i dettagli.

Ti racconto solo ciò che serve al nostro scopo.

Teseo, una volta ucciso il Minotauro, riesce ad uscire dal labirinto grazie al filo di lana rossa.

 

Cosa rappresenta il filo rosso? Cos’è il labirinto?

 

Ogni mito nasconde in sé delle grandi verità. Il suo linguaggio è simbolico e parla a coloro che sono disposti a mettersi in ascolto.

Quando ero al liceo, non capivo davvero il senso e l’utilità della Mitologia, anche se mi appassionavano le storie in sé. La comprensione è arrivata più tardi, con gli anni, con l’esperienza e con una appassionata ricerca interiore.

La storia del labirinto e del filo di Arianna sembra stata scritta per noi occidentali e in effetti lo è.

Viviamo in modo compulsivo dentro il labirinto della nostra mente e solo rare volte ci affacciamo a una finestra che, puntualmente, viene subito richiusa. Quasi avessimo paura della luce.

Riesci a respirare? Non ti senti soffocare tra i pensieri ripetitivi, gran parte delle volte inutili?

Recriminazioni, sensi di colpa, paure, rimpianti, rancori, avversioni, tormenti, indecisioni, grovigli continui di impulsi elettrici e neuroni iper eccitati.

Ti serve un filo di Arianna.

 

Lo stato di Presenza

 

Il filo di Arianna è lo stato di Presenza. 

Gurdjieff, filosofo e ricercatore Armeno, ne ha parlato molto nei suoi insegnamenti, approfondendo parecchio la questione.

Provo a spiegartela in maniera semplice. È quando riesci a “vedere” i pensieri che girano dentro la tua testa come le palline dentro un flipper. È quando riesci a scartare un pensiero inutile e a sceglierne uno utile. In sintesi, è quando sei presente ai tuoi pensieri.

Il filo della Presenza ti permette di non perderti dentro il labirinto della mente e ti assicura l’uscita: fuori c’è una distesa fatta di silenzio.

In realtà sappiamo dal mito che Dedalo conosceva due modi per uscire dal labirinto: un gomitolo di lana rosso oppure il cielo.

Egli infatti sceglierà questa seconda via per sé e per il figlio, quando Minosse (incazzato nero per il tradimento) li rinchiude nel labirinto dopo la fuga di Teseo.

Da bravo architetto, costruisce delle ali fatte di cera e di piume e si alza al di sopra della prigione-labirinto, volandosene lontano.

Il fatto che Icaro non abbia ascoltato il padre e sia volato troppo in alto, vicino al sole, è un altro discorso. Un mito è come una Matrioska: ci trovi dentro un sacco di simboli e di significati uno dentro l’altro.

Per concludere, quando ti trovi affannato dentro al tuo labirinto mentale hai tre scelte:

  1. rimanerci dentro
  2. usare il filo della Presenza (essere consapevole dei tuoi pensieri, “vederli”)
  3. uscire dalla mente (pensiero orizzontale) tramite la Presenza nel qui e ora (pensiero verticale). È quella che molti chiamano Mindfulness.

Se non consideriamo la prima (che non è una soluzione, quanto una schiavitù), le altre due scelte hanno a che fare con la Presenza.

Queste indicazioni non sono speculazioni filosofiche, ma vere e proprie soluzioni.

La prossima volta che ti capita di perderti dentro la tua testa, non affannare gli altri con il tuo labirinto. Allenati a praticare la Presenza. 

Ne va della tua libertà mentale.

 

Semper Ab Intra Age

 

P.S. Il tema della Presenza è più comprensibile nella pratica di quanto lo sia nella teoria. È come quando parli dell’Amore: lo comprendi meglio quando lo provi.

 

 

 

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LA RIVOLUZIONE UMANISTICA

LA RIVOLUZIONE UMANISTICA

 

“Abbiamo commesso un grosso errore separando tecnologia e Umanesimo. È ora di rimettere insieme le due cose

Michael Dertouzos 

 

 

 

Siamo in un momento di grande cambiamento, solo uno sciocco non se ne rende conto.

Che la crisi non sia solo economica o finanziaria è ormai evidente. Le persone sono confuse e insoddisfatte, come mi confermano molti professionisti con cui collaboro ogni santo giorno.

L’uomo ha perso pezzi di se stesso insieme al senso della vita. Con la furia di guardare fuori, si è dimenticato di guardare dentro. Ops.

Questa crisi (come tutte le crisi) può essere un’ottima opportunità per iniziare una nuova fase. Non solo può, ma deve esserlo.

Partiamo dalle basi.

Lavoriamo 8 ore al giorno (resto bassa, ma sappiamo che le cose spesso sono diverse).

Possiamo pensare di passare un terzo della nostra vita a produrre fatturato senza tener conto dello sviluppo e dell’espressione delle nostre qualità e del nostro Sè più alto?

Urge una Rivoluzione Umanistica.

Insieme a tanti altri settori, anche quello del lavoro va ribaltato come un calzino. E io sono qui per farlo.

La vita è troppo breve per non investire sulla realizzazione dei propri talenti.

I numeri a tanti zero hanno sempre affascinato, ma spesso si sono rivelati degli specchietti per le allodole. Tutti noi abbiamo un appuntamento con il destino, e quando ci arriveremo meglio essere ricchi dentro, non solo fuori.

Il fatturato dovrebbe essere la logica conseguenza della passione che metti in ciò che fai. Lo so, è idealistico pensare così. Ma le Rivoluzioni partono proprio dall’idealismo e io ho intenzione di fare una vera rivoluzione.

Occorre mettere in discussione le credenze e l’operato di ogni giorno: è il modo migliore per iniziare un cambiamento.

 

Guarda dentro, non fuori

 

Dai saggi di ogni epoca ho imparato a guardare dentro, non fuori. Così era per gli Alchimisti, per gli antichi, per gli orientali e per i grandi studiosi della mente del ventesimo secolo, come Jung ad esempio.

Vuoi cambiare il mondo? Inizia a cambiare te stesso.

C’è un estremo bisogno di umanità, di spiritualità, di filosofia, di bellezza e di poesia, non solo di numeri. Così nella vita come nel lavoro.

Nostro il compito, come professionisti illuminati, di farci portatori del cambiamento.

Come?

Investendo sulla nostra crescita personale. Il che equivale alle solite cose che dico da tempo:

  • Conosci te stesso
  • Gestisci il tuo dialogo interno (la tua mente)
  • Riconosci e lavora le tue emozioni
  • Conosci gli altri
  • Impara a comunicare in maniera consapevole

Forse non basta una vita. Ma prima inizi, meglio è. Quanta parte della tua vita dedichi a fare quanto scritto sopra? Questo è un buon punto su cui riflettere.

Le persone che compongono il tuo business (siano essi collaboratori o clienti) sono persone insieme alle quali crescere, attraverso le quali diventare individui migliori. Sono esseri umani da comprendere nel profondo.

Prima del fatturato, impegnati a valorizzare il lato umano.

E non preoccuparti troppo dei numeri. Arriveranno come logica conseguenza.

Questo è un atto rivoluzionario.

 

Semper Ab Intra Age

 

 

 

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